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Erba-unta amalfitana

Pinguicula hirtiflora

Terra

Erba-unta amalfitana

La Pinguicula hirtiflora che risale al periodo delle due felci, cioè all'era terziaria, sopravvive nel Vallone Porto di Positano e sui Monti Picentini. Questa piantina carnivora, ormai estremamente rara, cresce in colonie tra anfratti muschiosi e su pareti calcaree a perpendicolo, ove ha luogo un lento e costante stillicidio. Le foglie, dal colore giallo-verde pallido, sono a forma ovale con margine ricurvo verso l'alto. Minuscoli insetti rimangono incollati sulla superficie delle foglie e lentamente digeriti da esse, poiché la loro secrezione collosa contiene enzimi in grado di assimilare proteine. Evidente solo nel tempo di fioritura tra primavera e inizio estate. Il fiore, su di un lungo stelo, da cui il nome di hirtiflora, ha i petali bianchi frangiati d'un violetto rosato assai delicato.

La Pinguicula hirtiflora è stata una delle primissime piante del genere Pinguicula ad essere coltivata per motivi di studio e ornamentali. E' presente in alcune stazioni del Sud Italia - dal livello del mare fino a 600m -  la troviamo  infatti nel Vallone Porto di Positano. Cresce prevalentemente su pareti calcaree stillicidiose e su terreni serpentinosi. La Pinguicula hirtiflora è una piccola erbacea perenne a rosetta basale. Le foglie sono ricoperte da numerose ghiandole appiccicose aventi la funzione di catturare e digerire piccoli insetti. I fiori, solitari e provvisti di sperone, sono di colore rosato ai margini, con fauce giallo-aranciata sfumante nel bianco dei lobi inferiori.

La Pinguicula crystallina subsp. hirtiflora è l’unica specie italiana che non va in riposo, vegetando continuamente per tutto l'anno.

Curiosità: c'è' un progetto dell'Associazione italiana Piante Carnivore di creare un database sulle carnivore italiane.

 

Galleria fotografica

Note

Pignatti S. - Flora d'Italia (3 voll.) - Edagricole - 1982

Tutin, T.G. et al. - Flora Europaea, second edition - 1993

Conti F., Manzi A:, Pedrotti F., 1992 - Libro Rosso delle Piante d’Italia. Roma, Ministero dell’Ambiente, WWF. 637 pp.

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